Net Rumors

Google sperimenta una nuova funzione Anteprima dei risultati

In questo periodo i laboratori di Google sfornano novità: dopo aver introdotto lo scorso 8 Settembre la funzionalità di Instant Search, stanno sperimentando una nuova funzionalità che offre le anteprime dei siti web direttamente all’interno del motore di ricerca.

Il nuovo sistema non è ufficialmente stato varato ma è in fase di beta testing e già si notano i primi fermenti nel mondo dei blog.

Patrick Altoft, un esperto di SEO (Search Engine Optimization) britannico, ha notato la nuova funzionalità e l’ha segnalata sul proprio blog pubblicando alcune schermate della nuova pagina dei risultati. Quando si fa scorrere il  cursore del mouse su uno dei link forniti da Google in risposta a una ricerca, intorno al link compare una cornice azzurra, mentre sulla destra dello schermo appare un’anteprima della pagina web relativa al collegamento offerto dal motore di ricerca.

E’ da precisare che una funzione simile su Google esiste già e può essere selezionata dalla colonna sinistra della pagina dei risultati. Cliccando infatti  sul link  “Anteprime“, il motore di ricerca inserisce affianco dei link alcune piccole immagini delle pagine web comprese nei risultati di ricerca. Certo  le anteprime sono molto piccole e non consentono di avere un quadro chiaro dei contenuti, mentre il nuovo sistema in fase di sperimentazione è invece a comparsa, occupando meno spazio nella pagine e offrendo delle anteprime di chiara comprensione visiva.

1

Guerra allo SPAM : Condanna in Canada


Un tribunale canadese ha condannato a pagare un risarcimento di oltre un miliardo di dollari una compagnia canadese , accusata di aver riversato su milioni di utenti Facebook messaggi spam. La insolita condanna e’ stata decretata contro l’imprenditore online Adam Guerbuez che dovra’ pagare la somma di 1.068.928.721,46 dollari a Facebook.

0

Google TV e Apple TV a confronto

Abbiamo parlato dell’imminente debutto nel mercato USA della Google TV , ora cerchiamo di analizzare e mettere a confronto la piattaforma multimediale di Mountain View con quella di casa Apple.

La guerra alla casa di Steve Jobs parte sicuramente con grossi colpi di cannone :

Diverse applicazioni già presenti nel mercato

Partnership strategiche di tutto rispetto : Amazon, Twitter, Universal, Netflix, NBA, HBO

Costi : la Apple TV è acquistabile per 99$, prezzo veramente accessibile, mentre la Google TV , con Logitech Revue o in alternativa la Sony lancerà presto delle smart TV, dovrebbe avere un prezzo vicino a quello di un Ipod Touch da 32GB o qualcosina in più.

Analizzando le caratteristiche presentate, al momento la scatola magica di Google risulta in vantaggio rispetto alla Apple TV.

Ovviamente manca il supporto ad iTunes, ma era anche prevedibile restando appannaggio esclusivo di Apple, ma del resto gli accordi presi con Amazon VOD, Pandora, Napster, Blip.tv, Browser chrome, al momento fa ricadere l’ago della bilancia a favore di Google.

Espandibilià software : A parte i fortunati che decideranno di arricchire il proprio salotto con entrambe le creature magiche di cui stiamo parlando, la maggior parte degli utenti si suddividerà effettuando delle scelte, valutando certamente i costi differenti dei due prodotti ma anche la possibilità di espansione delle applicazioni. Google TV utilizza Android Market, che se il giocattolo farà il boom potrebbe portarsi sulla stessa linea dell’App Store di Apple.
Allo stato attuale siamo di fronte a un prodotto sicuramente valido, con ottime prospettive future e sicuramente già ben posizionato nel mercato grazie ad importanti partnership appositamente scelte.
E’ certo che a Cupertino non staranno dormendo sogni tranquilli e ci sarà da aspettarsi un autunno ricco di sorprese.

0

Google TV : debutto nel mercato USA

Google ha ufficialmente presentato, 5 mesi fa,  al pubblica la Google TV e ora sta per debuttare sul mercato degli Stati Uniti.

Il sistema consente di navigare on line, accedere ai social network, condividere contenuti e visualizzare film, serie TV, trasmissioni in diretta, trasformando i televisori in una sorta di grandi smartphone con video, musica, Internet e applicazioni.

Google TV è proprio questo: un grande contenitore di contenuti multimediali accessibili via rete, i cui contenuti possono essere ricercati on line attraverso la barra di ricerca , similissima a quella del motore di ricerca Google.

Il funzionamento è molto simile, infatti basta digitare una chiave di ricerca per avere a disposizione i risultati e si servizi correlati.

Ad esempio, ricercando “Indiana Jones” , il sistema propone i vari  film da affittare, informazioni sul cast disponibile tramite IMDB, siti web con recensioni e  social network correlati.

Il sistema è pienamente compatibile con Flash tanto che molti editori di siti web hanno deciso di realizzare versioni dei loro portali appositamente studiate per Google TV, in modo da semplificare la navigazione all’interno dei contenuti sfruttando il telecomando.

Infatti per controllare la Google TV si potrà usare un telecomando ma anche uno smartphone correlato di applicazione.

A partire dai primi mesi del prossimo anno, Google TV offrirà la possibilità di installare numerose applicazioni aggiuntive per estendere le funzionalità del servizio. Si potranno così utilizzare le applicazioni per accedere ai social network come Facebook e Twitter, per visualizzare le ultime notizie, ascoltare la musica in streaming o ottenere informazioni geografiche direttamente dal televisore.

2

Cabina telefonica con Twitter

In Russia , per la precisione a Skolkovo, hanno dato una svolta veramente singolare verso l’integrazione dei social network nella vita dei cittadini : una “pseudo” cabina telefonica in grado di inviare messaggi  Twitter!

Viene da chiedersi  che successo può avere una simile trovata dato che ormai i client per i più famosi social network sono presenti su tutti i telefoni cellulari ? Credo che il numero di persone che utilizza le cabine telefoniche sia drasticamente diminuito negli ultimi anni e pensare che proprio recentemente Telecom Italia ha annunciato lo smantellamento completo delle cabine telefoniche sparse nella città d’Italia.

MAh, chissà, vedremo :lol:

0

Google SSL Beta Test

E’ in fase di beta-testing la versione Google con protocollo di sicurezza SSL. Basta digitare http://www.google.com per essere reindirizzati nella pagina https://www.google.com

L’HTTPS (Hypertext Transfer Protocol over Secure Socket Layer) è il risultato dell’applicazione di un protocollo di crittografia asimmetrica al protocollo di trasferimento HTTP.

Qui trovate la pagina Wikipedia con maggiori dettagli

0

Street View fa visita ai pinguini in Antartide!

Google Street View ha fatto il giro del mondo. Dove aver immortalato deserti e città , uomini d’affare e sportivi nei parchi ora è il turno dei pinguini!! :mrgreen:

Ieri Google ha annunciato di aver aggiunto alcune nuove prospettive a Street View che mostrano panorami dell’Antartide , arrivando al traguardo di aver fotografato tutti e sette i continenti.

Ricordo che il servizio fu lanciato nel maggio del 2007 e consentiva di visualizzare le strade di cinque sole città statunitensi: New York, San Francisco, Las Vegas e Denver. In tre anni Street View è arrivato  in numerosi paesi, cambiando sensibilmente il nostro modo di percepire il mondo non visitato.

Le immagini più curiose dell’ultimo aggiornamento contenente i paesaggi desolati dell’Antartide sono stati realizzati da Brian McClendon, vice presidente dell’area di sviluppo di Google Earth e Maps, a bordo di una nave, durante lo scorso gennaio.

L’area al momento mappata con Street View è l’isola Half Moon, famosa per ospitare una colonia molto popolosa di pinguini antartici  ma anche di esemplari di uccelli migratori come la Sterna paradisaea e il Larus domenicanus o Gabbiano di kelp.

Grazie alla fauna particolarmente ricca, l’isola Half Moon è una meta turistica molto trafficata e ora grazie a Street View potrebbe diventare ancora più conosciuta. Le fotografie dei pinguini sull’isola sono navigabili come le comuni immagini di Street View e ma ovviamente  mancano asfalto, semafori e automobili ( almeno li non sono ancora arrivati ) .

E’ da sottolineare come l’Antartide sia al momento  l’unico continente in cui Google non sta avendo problemi legali per i propri servizi di mappe, anche perchè i pinguini fotografati dalle telecamere di Google non dovrebbero sporgere denunce di violazione della privacy!

0

Accordo tra Skype e Facebook. Batosta per Google!

Notizia bomba quella della trattativa in corso tra i responsabili di Facebook e quelli di Skype per raggiungere un accordo che permetta di integrare i due servizi. Secondo le indiscrezioni del Wall Street Journal la partnership sarà annunciata nelle prossime settimane e riguarderà la possibilità di registrarsi a Skype attraverso l’account di Facebook e quindi di comunicare attraverso i servizi di Skype anche con i contatti di Facebook. Contestualmente all’annuncio di questa intesa verrà presentata la nuova versione 5.0 di Skype.

Il Wall Street Journal ha pubblicato un foto riguardante una successiva evoluzione del servizio che prevederebbe l’uso diretto dei servizi di Skype, ( audio e video chat ) direttamente dal browser web e dal sito Facebook.

Se si considera che al momento Facebook conta circa 500 milioni di utenti registrati e Skype circa 560 milioni, il volume di affari sarà sicuramente di tutto rilievo.

L’imminente accordo tra Skype e Facebook starà destando sicuramente preoccupazione a Google che già da tempo è attivo sul fronte delle comunicazioni telefoniche ma che stenta ad imporsi nel mondo dei social network.  A dare peso a queste preoccupazioni  arrivano le dichiarazioni di Dave McClure, noto investitore in tecnologie e startup, che sostiene che Google dovrebbe rinunciare  alla realizzazione di progetti proprietari e decidersi ad acquistare Twitter per rimettersi in corsa contro il colosso Facebook.

Di un accordo tra Google e Twitter si era vociferato durante l’estate e anche negli anni precedenti, ma il tutto è sempre stato smentito.

0

Intercettazioni Skype. La storia continua!

Tempo fa avevamo parlato dei progetti di intercettazione delle chiamate Skype , per contrastare il fenomeno della criminalità organizzata o quanto altro possa essere illegale.

Gli USA stanno preparando una proposta di legge per facilitare le intercettazioni on line e già è preoccupazione accesa per la violazione della privacy e per l’eccessiva regolamentazione che sta investendo il fenomeno Internet.

L’amministrazione Obama vuole dare un netto colpo di timone alla faccenda, obbligando di fatto i servizi online, tra i quali Facebook e i software peer-to-peer e le mail criptate, a consegnare al governo le intercettazione che possano essere utili alla lotta al crimine e al terrorismo.

Ottimo i motivi ma ovviamente viene spontaneo chiedersi quali siano i metri di misura per distinguere una innocua comunicazione da un summit virtuale della mala vita organizzata. Infatti la proposta ha sollevato immediatamente una nuova ondata di preoccupazione e dubbi su come l’amministrazione possa bilanciare la necessità di sicurezza nazionale con la privacy del singolo cittadino. Gli organi che stanno ragionando e formulando la legge ( FBI, Dipartimento di Giustizia, NSA) respingono al mittente le critiche sostenendo che si tratta di una proposta che mira solo alla sicurezza della nazione e quindi orientata solo verso soggetti verso i quali si nutrono delle serie preoccupazioni,  e non di una intercettazione a tappeto su tutti i cittadini statunitensi. D’altra parte, da anni si discute delle possibilità di comunicare in modo completamente criptato che offre un software comune come Skype, ormai disponibile su tutti gli smartphone in commercio, e gli ufficiali delle forze dell’ordine lamentano da molto tempo i rischi connessi alle nuove possibilità comunicative offerte dalla tecnologia a criminali e terroristi.

James X. Dempsey, vicepresidente di un’organizzazione che si chiama Centro per la Democrazia e la Tecnologia, ha detto che la legge avrebbe «enormi implicazioni» e sfiderebbe «gli elementi fondanti della rivoluzione di internet», affermando che

«Stanno chiedendo l’autorità di ripensare i servizi che si avvantaggiano dell’architettura unica di internet. Vogliono portare indietro le lancette dell’orologio e far funzionare i servizi di internet allo stesso modo del telefono»

Naturalmente non si tratta di un problema confinato negli USA. Era notizia di un paio di mesi fa quella di una disputa tra il governo indiano e la società canadese che produce i BlackBerry per l’incapacità di entrambe le parti di decriptare le mail del servizio.

Scrive il New York Times

<<A volte le autorità riescono a intercettare comunicazioni quando queste passano da uno “scambio” creato ad hoc dalle società che amministrano quelle comunicazioni. Molte altre volte — come quando l’indagato usa un servizio che permette di inviare messaggi criptati tra computer e server — devono ordinare al fornitore del servizio di consegnare le versioni decifrate dei messaggi.>>

Secondo la legge del 1994 che regolamenta i rapporti tra i servizi di comunicazione e le forze dell’ordine, i telefoni e le reti a banda larga devono prevedere sistemi di intercettazione a uso delle autorità. Ma la legge non si applica a tutti i fornitori dei servizi: nonostante qualcuno di loro preveda già sistemi d’intercettazione, altri li sviluppano solo eventualmente ricevuta la richiesta del governo. L’intero processo solo nell’ultimo anno è costato 9,75 milioni di dollari alla sezione tecnologica dell’FBI e ne costerà altri 9 alla fine di quest’anno, nell’ambito del programma “Going Dark” creato per sostenere la sorveglianza dei sistemi elettronici.

La proposta di legge conterrà tre richieste principali:

  1. I servizi di comunicazione che permettono lo scambio di messaggi criptati dovranno possedere un sistema per decriptarli.
  2. I fornitori esteri che lavorano negli Stati Uniti dovranno installare dei sistemi locali che permettano le intercettazioni.
  3. Gli sviluppatori dei programmi che permettono comunicazioni peer-to-peer dovranno ripensare i loro servizi per permettere le intercettazioni.

E’ chiaro che la sicurezza nazionale deve essere posta al primo posto , ma non è chiaro come il governo americano potrà regolare la privacy dei cittadini, i servizi che hanno sede al di fuori dei confini USA e i programmi peer-to-peer .

Tra le “voci” autorevoli che criticano questo disegno di legge anche  Michael Sussmann, un ex avvocato del Dipartimento di Giustizia che ora lavora come consigliere per servizi di comunicazione.

Egli dichiara

«sarà un cambiamento enorme per le nuove società» che porterà molte spese, perché «il carico che prima gravava sulle forze dell’ordine graverà sui fornitori dei servizi».

Attacchi arrivano anche dagli esperti informatici , preoccupati che il nuovo sistema possa creare della inevitabili falle di sistema che potranno essere sfruttate da malintenzionati hacker che si troverebbero ad utilizzare uno strumento potentissimo per invadere completamente la vita privata di ogni singolo cittadino.

E’ obbligo seguire la vicenda da vicino, perchè sicuramente questa proposta non  resterà  confinata in USA ma rapidamente condizionerà tutto il mondo.

Preoccupato e un pò incuriosito vi lascio alle vostre riflessioni.


0

6 Buoni motivi per non iscriversi a Facebook!

Il direttore dell’edizione britannica di Wired, David Rowan,è stato accusato da un suo collega di essere vecchio e uncool , ovvero poco figo, solo perchp   non ha un account di Facebook e perchè si preoccupa eccessivamente per la sua privacy.

Ma il direttore Rowan invece sembra essere di tutta altra pasta e anzi ha analizzato i motivi per i quali non si è iscritto a Facebook, non ha dato accesso a Google Buzz di prendere possesso della sua rubrica email, non condivide i propri acquisti sul social network Blippy.

La sua analisi ha condotto a ben sei motivi , che ha pubblicato sul sito ufficiale di Wired UK, per cui nessuno dovrebbe iscriversi al Facebook o social network simili.

Eccovi elencati , e tradotti, i 6 punti cardine dell’indagine di Mr “uncool” Rowan .

1. Le aziende private non fanno i vostri interessi
Facebook e Google sono società nate per fare soldi dando la possibilità agli inserzionisti di sapere con precisione cosa vi piace e cosa no, accedendo ai vostri like, interessi, fotografie e connessioni sociali. Questo spiega la complessità dei vari settaggi sulla privacy. Per esempio, il disclaimer sulla privacy di Facebook in inglese è passato dalle 1.004 parole del 2005 alle 5.830 di oggi (e, come fa notare il New York Times, la Costituzione americana ne ha 4.543). Rowan ammira l’impero messo in piedi da Mark Zuckerberg, ma non si fida di lui.

2. Internet non dimentica
«Quando si è giovani, si fanno errori e parecchie cose stupide» ha detto Obama agli studenti di un liceo in Virginia. «State attenti a cosa pubblicate su Facebook, perché nell’era di YouTube qualsiasi cosa farete potrà essere tirata fuori in futuro». Tutti abbiamo bisogno di spazio per crescere, sbagliare e cambiare. Come ha detto lo scrittore Jaren Lanier, se Robert Zimmerman — un ragazzino di una piccola città del Minnesota — avesse avuto Facebook, sarebbe diventato il Bob Dylan newyorkese?

3. Le informazioni che date per qualcosa, verranno usate anche per qualcos’altro…
I database con le nostre informazioni si stanno intersecando sempre di più. Rowan fa un esempio estremo, ma non troppo: ordinate una pizza per telefono, e il computer che prenderà l’ordine accederà anche al vostro curriculum, ai voti che avete preso in passato, ai prestiti in biblioteca. E l’impiegata della pizzeria vi proporrà opzioni in base ai risultati che leggerà, come una pizza al tofu in caso siate grassi. E i sondaggi mostrano che già il 35 per cento delle aziende rifiutano i candidati per le informazioni che trovano sui social network.

4. …e c’è la buona possibilità che vengano usate contro di voi
Mark Zuckerberg direbbe che, in un mondo più trasparente, «tu hai una sola identità, e stanno per finire i giorni in cui avrai maschere differenti per i tuoi colleghi e per le altre persone che conosci». Ma questo è solo un lato della medaglia: un ex partner vendicatore (o vendicatrice), un collega rivale o un avversario politico potrebbero selezionare le vostre informazioni per danneggiarvi, modellando così la vostra identità in maniera disonesta.

5. Poi facciamo casino, e diamo più informazioni di quel che vorremmo
È molto semplice, spesso ci si può sbagliare e pubblicare qualcosa di privato senza accorgersene. Per capire quanto, Rowen consiglia una visita su youropenbook.org e una ricerca veloce di frasi come “cheated on my wife” o “my new mobile number is” (“ho tradito mia moglie” “il mio numero di telefono è”).

6. E oltrettutto, perché vendere a un’azienda le proprie conversazioni?
Un giorno leggerete quelle 5.830 parole e vi accorgerete che Facebook detiene il diritto di fare più o meno ciò che vuole con i vostri dati, compreso venderli a chiunque paghi abbastanza. Sì, dice Rowan, Facebook è gratis, ma con mezzo miliardo di utenti che lo usano è ora di chiedersi quanto stia facendo bene o male alla società.

A mio modesto parere, sono ottimi motivi per mantere la propria privacy e non andare a raccontare al “prossimo” ( il mondo intero ) i propri fatti personali, condividere le proprie foto, i pensieri e quanto altro.

Ad ognuno la scelta di essere cool o restare uncool

0


Trovi interessante questo blog? Puoi sostenerlo con una donazione.
Iscriviti per ricevere la nostra newsletter