spam

Guerra allo SPAM : Condanna in Canada


Un tribunale canadese ha condannato a pagare un risarcimento di oltre un miliardo di dollari una compagnia canadese , accusata di aver riversato su milioni di utenti Facebook messaggi spam. La insolita condanna e’ stata decretata contro l’imprenditore online Adam Guerbuez che dovra’ pagare la somma di 1.068.928.721,46 dollari a Facebook.

0

Attacco a LinkedIn. Social Network nel mirino!

Problemi di sicurezza anche un’altra delle piattaforme più utilizzate del panorama Web 2.0. , il noto social network professionale LinkedIn. Da qualche ora, infatti, Cisco Security Intelligence segnala un attacco di spam che. Da ieri circolano e-mail spazzatura indirizzate ai membri della rete sociale professionale, che hanno ricevuto messaggi di posta con false richieste di contatto. Le e-mail contengono il link a una pagina web con il messaggio ‘WAITING  4 SECONDS‘, un tempo utile per infettare i PC (sistemi operativi microsoft windows ) con un malware in grado di rubare i dati personali. L’attacco è iniziato circa alle ore 12 del 27 settembre e, segnala Cisco, «Tali messaggi hanno rappresentato il 24% dello spam totale inviato in 15 minuti».

L’email chiede in particolare false richieste di contatto sul noto social network, approfittando quindi dell’ignaro click dell’utenza per avviare la pagina verso un download del tutto indesiderato

Dalle analisi di Cisco l’obiettivo di questo attacco  è quello di effettuare il download e l’installazione del malware ZeuS (noto anche come Zbot) a insaputa degli utenti che vengono indirizzati verso una pagina web che mostrava un avviso .Questo è il secondo attacco di spam di questo mese di tale portata, che segue a distanza di poche settimane il worm diffuso via email intitolato “Here You Have”. Ovviamente lo scopo è sempre quello di entrare in possesso di dati sensibili, spesso riguardanti le aziende i cui profili sono presenti su LinkedIn.

Il consiglio è sempre lo stesso da tempo ormai : evitare di visualizzare qualsiasi tipo di richiesta proveniente da social network di cui non abbiamo certezza.

Secondo l’Fbi, gli autori dell’attacco sono con tutta probabilità gli stessi che nel 2009 hanno portato a termine un’operazione simile incassando oltre 100 milioni di dollari.

1

InNova, l’azienda Texana che denuncia i colossi di Internet

InNova è un’azienda Texana che ha denunciato ben 36 compagnie , tra cui Google, Yahoo, Apple, Dell, AOL, Dell, Bank of America, RIM, accusandole di aver utilizzato senza autorizzazione un loro brevetto depositato 15 anni fa dal suo fondatore Robert Uomini, riguardante la tecnologia antispam per identificare i messaggi SPAM e filtrarli.

Le aziende accusate avrebbero quindi utilizzato per anni questa tecnologia facendone in molti casi un punto di forza. Il brevetto numero 6,018,761 descriverebbe una tecnologia atta a separare i messaggi email indesiderati da quelli effettivamente indirizzati agli utenti, certamente molto rivoluzionaria e all’avanguardia se si pensa che è stata concepita agli albori dell’era di Internet.

Considerando che i maggiori provvider internazionali e svariate aziende forniscono servizi , a volte anche gratuiti, di filtro anti-spam , non si può che accettare che il brevetto di Mr Robert Uomini è senza dubbio da collocare come uno dei mattoni fondamentali di tutto il sistema Internet e dello scambio di messaggi di posta elettronica.

Di seguito la lista completa delle 36 aziende citate

  • Apple
  • JCPenney
  • Google
  • 3Com Corporation
  • Alcatel-Lucent Holding
  • American International Group
  • AOL
  • Bank of America
  • Capital One Cinemark
  • Citigroup
  • Crossmark
  • Dell
  • Dr. Pepper Snapple Group
  • Ericsson
  • Frito-Lay
  • Hewlett-Packard
  • IBM
  • JPMorgan
  • McAfee
  • Perot Systems
  • Rent-A-Center
  • Research in Motion
  • Siemens
  • Symantec
  • Wells Fargo
  • Yahoo
0

Skype decriptato. Crepa nel più famoso sistema Voip.

Circa un anno fa, un’agenzia dell’Unione Europea, la Eurojust, avviò un’indagine per valutare la possibilità di decriptare le telefonate VOIP e stabilire quali siano i mezzi giuridici e tecnici necessari per implementare un meccanismo di wiretapping, monitoraggio ed intercettazione di telefonate cellulari e fissi. Anche l’Italia si dimostrò interessata e tramite la rappresentanza italiana presso Eurojust si dichiarò disposta a ricoprire un ruolo fondamentale nel coordinamento e nella cooperazione per l’investigazione nell’utilizzo dei sistemi di telefonia VOIP, tenendo sempre conto delle differenti regole per la protezione dei dati e il diritto alla privacy in vigore nei vari paesi. Lo stesso ministro Roberto Maroni nel febbraio 2009 diede mandato di formare una task force con “l’obiettivo di ricercare soluzioni tecnologiche e normative per rendere fruibili ai fini investigativi e giudiziari le intercettazioni telematiche.” E’ chiaro che la principale preoccupazione è rivolta all’utilizzo che malviventi e organizzazioni criminali possano fare della tecnologia VOIP, un pensiero che pochi potrebbero contestare.

La stessa rappresentante italiana di Eurojust, Carmen Manfredda dichiarò che lo scopo di questa iniziativa comunitaria “non è impedire agli utenti di giovarsi di queste tecnologie, ma di prevenire che i criminali utilizzino Skype e altri sistemi per organizzare le loro azioni illegali.”

Però la cifratura del protocollo Skype è una questione abbastanza complessa. Ne l 2008 la Cina comunicò di aver iniziato l’intercettazione di tutte le chat testuali e a seguire anche l’Austria era giunta notizia che la cifratura delle telefonate non fosse così indecifrabile.

Skype, dal canto suo, si dichiarò favorevole a collaborare con le autorità.

E’ notizia odierna quella di un esperto di reverse engineering , Sean O’Neil, che dichiara di essere in possesso del codice in grado di decifrare le comunicazioni VOIP, una versione modificata del bel noto algoritmo RC4, usato in sistemi come SSL per le sessioni HTTP e WEP per le reti wireless.

Attraverso il suo blog egli dichiara di aver deciso di rendere pubblico il codice in grado di decriptare le chiamate VOIP di Skype perchè già in molti sono attivamente impegnati ad abusare della piattaforma VOIP e quindi tanto vale non lasciargli il vantaggio dell’iniziativa.

E’ possibile che un solo uomo sia riuscito dove anche organizzazioni militari hanno fallito ? Ovviamente la questione è molto delicata e già in molti si dichiarano scettici e hanno iniziato a verificare l’esattezza del codice pubblicato da Sean O’Neil.

La risposta di Skype ovviamente non si è fatta attendere:

Crediamo che il lavoro svolto da Sean ONeil, che noi sappiamo essere formalmente noto come Yaroslav Charnovsky,  stia facilitando in maniera diretta gli attacchi di spam contro Skype e stiamo valutando le azioni legali da intraprendere. Anche se comprendiamo il desiderio di de-ingegnerizzare i nostri protocolli con l’intento di migliorarne la sicurezza, il lavoro fatto da questo individuo dimostra chiaramente l’opposto. Skype ha investito pesantemente nella sicurezza e nella privacy del nostro software  e siamo orgogliosi dell’alto livello di sicurezza che siamo in grado di offrire ai nostri clienti.   Skype era e continua a essere estremamente sicuro,  e la distribuzione di questo codice “non compromette in alcun modo questo fatto. Skype resta un metodo sicuro ed efficace di comunicazione globale e la società difenderà vigorosamente la propria sicurezza da tutte le minacce note“.

In attesa di altri sviluppi io stesso ho scaricato il codice C e ho proprio voglia di provarne l’efficienza.

0


Trovi interessante questo blog? Puoi sostenerlo con una donazione.
Iscriviti per ricevere la nostra newsletter